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11 settembre 2001: 25 anni dopo la testimonianza per non dimenticare
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11 settembre 2001: 25 anni dopo, la testimonianza per non dimenticare

Torri Gemelle

A 25 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle, il ricordo di quel giorno e la testimonianza di un italiano.

C’è un prima e un dopo l’11 settembre 2001, quando alcuni attentatori presero il controllo di due aerei e si schiantarono contro le Torri Gemelle del World Trade Center. Un terzo aereo dirottato colpì il Pentagono, mentre un quarto, che si ritiene avesse come obiettivo il Campidoglio degli Stati Uniti, precipitò in una zona boschiva vicino a Shanksville, in Pennsylvania. Gli attacchi causarono la morte di 2.977 persone negli Stati Uniti, la maggior parte delle quali durante il crollo delle Torri a New York. Nella Grande Mela tanti italiani tra cui Mario Costa, 63 anni, insegnante d’italiano e consulente educativo alla Brooklyn Tech High School, che a Leggo.it ha ricordato le ore vissute in quel giorno maledetto.

Torri Gemelle
Torri Gemelle

11 settembre 2001: la testimonianza di un italiano

A 25 anni dall’attentato alle Torri Gemelle, Mario Costa, insegnante d’italiano e consulente educativo alla Brooklyn Tech High School, ha rilasciato una interessante intervista a Leggo.it per non dimenticare quanto vissuto dagli Usa ma in generale dal mondo intero. Lui stesso, seppur in modo indiretto, si trovò a vivere momenti di tensione.

“Ero a scuola, la mia scuola era nel Nord Bronx. I miei colleghi mi dissero: ‘vieni a vedere la televisione’. Quella è la prima immagine. Poi io che corro fuori a cercare un telefono pubblico per chiamare mia madre e la mia ragazza dell’epoca, che era a Taranto e che ora è mia moglie”, ha raccontato Costa. Sui suoi colleghi: “Erano tutti increduli, la loro era sorpresa più che orrore: facevano fatica a crederci, pensavano che non potesse mai accadere”.

Come reagì la città

Costa ha spiegato che uscendo da scuola per tornare a casa si rese conto degli effetti di quanto accaduto: “In quel periodo dividevo l’appartamento con un collega piemontese. Per tornare a casa cambiammo diverse linee della metro perché c’erano state delle deviazioni, così uscimmo in un quartiere vicino a quello in cui abitavamo a Brooklyn. Una volta in strada notammo dei fogli di carta che volavano in cielo, e c’era un anziano su una panchina che si chiedeva: ‘Perché proprio a noi, perché a noi newyorkesi?'”.

Un pensiero molto forte sul memoriale di Ground Zero: “Ci sono stato diverse volte, ho accompagnato anche i ragazzi per delle visite guidate. Ma il sapore, l’amarezza, la ferita ancora aperta si sono sentiti bene solo nei primi anni. Ora sembra un po’ tutto coperto dal turismo: questa tragedia è stata assorbita dalla narrazione post attentato che c’è stata dopo”.

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ultimo aggiornamento: 11 Settembre 2026 8:27

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